CAVE
Legge regionale 7 settembre 1982, n. 44 (BUR n. 39/1982)
RASSEGNA STAMPA DA INTERNET
26 Novembre 2003
Con 41 sì e un astenuto salvo il nido delle aquile
Grezzana non vota per la tutela del Monte Potteghe
È stata
adottata la variante di salvaguardia per il Monte Potteghe, sopra
Conca dei Parpari, nido dellaquila e rifugio per camosci,
caprioli, marmotte e altre specie protette. Lì dove il
vincolo del Parco, istituito dal 1990, impediva di cacciare, entrare
in auto, accendere fuochi, perfino cogliere fiori, si sarebbe
potuta aprire una cava di marmo, secondo il terzo comma dellarticolo
9, norme di attuazione del piano ambientale approvato nel 1997.
Il Consiglio integrato della Comunità montana e del Parco,
41 voti favorevoli e un astenuto, ha ora adottato una variante
di salvaguardia: resta valida la dichiarazione di principio che
«nel Parco è vietata ogni estrazione», cancellate
invece le parole «fatte salve le attività di cava
esercitate nella cave di proprietà pubblica del Comune
di Roverè».
Lucio Campedelli, presidente di Comunità e Parco, ricorda
che questo codicillo ora soppresso fu introdotto dalla Regione.
«Non ci voleva un genio per capire il pateracchio»,
aggiunge Campedelli, tanto più che la Regione accoglieva
in questa maniera unosservazione al piano ambientale arrivata
a termine scaduto. «È chiaro che questa non è
una delibera contro le cave e non riguarda il complesso dellattività
estrattiva in Lessinia, ma solo quella cava dentro il Parco»,
ribadisce il presidente.
Daccordo anche Vitalino Canteri, rappresentante del Comune
di Roverè, che appoggia liniziativa della Comunità
montana e che impegnerà la propria amministrazione a ritirare
la delibera con la quale era stato espresso nel 1998 parere favorevole
alla cava nel Parco. Aggiunge Canteri: «Il nostro Comune
è lunico a rimetterci in termini economici e spero
che di questo in qualche modo si tenga conto in futuro».
Unico astenuto il sindaco di Grezzana, Ilario Peraro: «Non
conosco bene la questione», dice, «però ricordo
che Verona e i suoi monumenti sono nati dalle cave. Si parla di
sviluppo della montagna ma occorre dare a chi ci vive le stesse
possibilità di profitto di chi sale dalla città
a godersi la montagna-giardino». Dionigio Brunelli (Negrar)
gli ricorda che in Lessinia «la ricchezza pare concentrarsi
nelle mani di pochi in grado di comperare terreni e fare cave
ovunque, mentre il benessere cè quando sono gli stessi
proprietari dei terreni a sviluppare attività imprenditoriale».
«La montagna non è solo natura e turismo»,
aggiunge Sergio Tommasi (SantAnna dAlfaedo). «Sotto
un numero minimo di abitanti non cè più neanche
difesa del territorio. Il modello Trentino va bene se ci sono
i contributi, altrimenti bisogna battersi per una tutela intelligente,
perché dove ci sono state cave ci siano ripristini a regola
darte. Una cava nel Parco è sicuramente sbagliata,
ma lattività estrattiva è vitale e va difesa,
sarebbe molto più dannosa una montagna disabitata».
Claudio Melotti, sindaco di Boscochiesanuova e assessore al Parco,
spiega che la variante approvata costringerà a venire allo
scoperto chi in Regione vuole la cava nel Parco a tutti i costi.
«Mi auguro», aggiunge, «che si rivedano norme
che non hanno più senso, come limpossibilità
di aumentare di un metro cubo il volume di una baita», suggerimento
che verrà poi accolto nel testo definitivo della delibera.
«È finito il tempo dellindecisione»,
commenta Giuseppe Amura, vicepresidente del Parco. «Certo
lultima parola spetterà alla Regione ma sarà
nostro compito vigilare perché non si trascini ancora linfelice
scelta del passato. Democrazia è anche riconoscere gli
errori e avere volontà di correggerli».
Lassessore alla cultura, Vittorio Prati, sottolinea che
«si passa dalla concessione di un interesse particolare
al privilegio dellinteresse generale. Anziché variante
di salvaguardia, potrebbe chiamarsi delibera per lo sviluppo della
Lessinia». Gian Paolo Sardos Albertini, avvocato che ha
assistito la Comunità montana al Tar, suggerì la
variante di salvaguardia, portando come esempio un analogo caso
di Torino, procedura riconosciuta corretta dal Consiglio di Stato.
«È comunque emerso», aggiunge, «che il
Comune di Roverè non aveva affidato il terreno del Monte
Potteghe, né con gara dappalto né con contratto
daffitto, ai cavatori Brunelli e Rancan che pertanto non
avrebbero titolo per chiedere lautorizzazione di cava né
i presunti danni ricevuti per la mancata approvazione».
(v.z.)
L'Arena
23 Novembre
2003
Il Parco vota il blocco
della cava per difendere il nido delle aquile
LESSINIA DA SALVARE
Cambia la strategia della Comunità montana della Lessinia e del Parco regionale per difendere il Monte Potteghe, minacciato da una domanda di cava dentro i confini dell'area protetta. Domani alle 18 è convocato il consiglio integrato di Comunità montana e Parco per deliberare sull'adozione di una variante di salvaguardia sulle norme di attuazione del piano ambientale. In discussione è il terzo comma dell'articolo 9, che dopo aver escluso "ogni estrazione di materiale litoide nel parco", fa eccezione per "le attività connesse all'esercizio di permessi o concessioni minerarie già rilasciati dai competenti organi dello Stato e le attività di cava esercitate nella cava di proprietà pubblica del Comune di Roverè, previa approvazione da parte dell'ente Parco della programmazione annuale dell'attività estrattiva, da attuarsi sotto il controllo dell'ente medesimo". Un chiaro compromesso politico, perché non è pensabile creare un'area protetta e poi fare un'eccezione. Eppure il 4 giugno 1997, quando si trattò di votare in Consiglio regionale, fu il consigliere Ivo Rossi, allora rappresentante dei Verdi, a fare da relatore e l'eccezione passò con 35 voti favorevoli e 3 astenuti su 38 votanti. In pratica si accettava l'idea che potesse esistere un'attività estrattiva dentro il Parco in un angolo di Lessinia, tra Conca dei Parpari e la Valle di Revolto, compreso nel Comune di Roverè, già deturpato da un'antica cava sulla quale la natura da sola aveva ricominciato un lento e selvaggio ripristino. Sull'area era tornata a nidificare l'aquila da diverse stagioni e oggi vi si è anche stabilita una protetta colonia di camosci e vi trovano dimora altre specie di uccelli e selvatici della tipica fauna alpina e prealpina. La domanda di cava non restò a lungo sopita e quando Leonardo Brunelli e Luigi Rancan, cavatori rispettivamente di San Rocco di Roverè e di San Pietro Mussolino (Vicenza), chiedono, ottengono tutti pareri favorevoli, in Comune e in Provincia. Ma la Commissione tecnica regionale per le attività estrattive (Ctrae) ha inutilmente richiesto alla Comunità montana e al Parco l'approvazione della programmazione annuale dell'attività estrattiva, per la quale l'ente montano era responsabile. Il 3 marzo 2000 la Comunità montana rispondeva "di essere contraria all'esercizio di attività estrattiva nel territorio del Parco, in quanto attività incompatibile con le finalità che l'ente deve perseguire" e che pertanto non avrebbe approvato alcun programma di escavazione. Questo bastò alla Ctrae per esprimersi sulla materia, riconoscendo che la domanda dei cavatori "risulta ammissibile, ma deve essere negata in quanto la Comunità montana della Lessinia non ha approvato il programma annuale dell'attività estrattiva". Di conseguenza la Giunta regionale respingeva la domanda di cava, ma contro questa delibera i cavatori ricorrevano al Tar e vincevano, non il risarcimento chiesto di dieci miliardi di lire a Comunità montana e Regione, ma almeno di costringere la Giunta a rifare la delibera. È a questo punto che anziché ricorrere al Consiglio di Stato, con il rischio di perdere ancora, si decide di avviare l'adozione di una variante di salvaguardia. In pratica viene proposto di cancellare il terzo comma dell'articolo 9 dalle norme di attuazione del piano ambientale, con l'impegno a elaborare nel più breve tempo possibile una variante al piano sulla quale sarà chiamato a decidere il Consiglio regionale. Nel frattempo parte il regime di salvaguardia e vengono congelate eventuali domande di intervento su quell'area. Poiché il Tar imponeva alla Comunità montana e al Parco di limitarsi, come prevede il piano ambientale, a stabilire il programma di escavazione e a controllarlo di anno in anno, in questa maniera si aggira l'ostacolo di doversi esprimere solo con un parere tecnico, dicendo di no alla cava nel Parco con una variante al regolamento che dovrebbe tutelarlo.
Vittorio Zambaldo su L'Arena
Scavi a Selva di Progno
"Sono tutti fuorilegge"
Lo denuncia il Wwf: "Ignorati i vincoli ambientali"
Selva di Progno. Ci sarebbe un vincolo paesaggistico ignorato
da decenni sul territorio del Comune e per il quale sono illegittime
tutte le autorizzazioni di scavo rilasciate senza mai tenerlo
in considerazione. Lo hanno scoperto le associazioni e i comitati
Wwf Verona, Wwf Lessinia, Lessinia Europa, Lessinia viva, Coordinamento
Marcia per la Lessinia, Comitato per Velo e il Comitato Lessinia
Occidentale, che dopo aver studiato la planimetria e il piano
regolatore del Comune hanno denunciato la cosa alla Procura della
Repubblica, che sta conducendo un'inchiesta giudiziaria sulle
cave in Lessinia, al Corpo forestale dello Stato e alla prefettura.
Lo spunto è partito dallo studio della richiesta di autorizzazione
per la cava Nox a Campofontana. I mappali 114, 115 e 116, per
i quali la Mag Marmi di Arzignano ha presentato richiesta di escavazione,
attualmente al vaglio della commissione tecnica provinciale, sono
contigui ai mappali che compongono l'insieme della cava Muschi,
aperta nel 1957 e che ha usufruito per mezzo secolo di numerose
autorizzazioni di proroga e ampliamento senza che mai ci fosse
un metro quadrato di cava ripristinato. "In realtà
abbiamo scoperto che il Comune di Selva di Progno è soggetto
a vincolo paesaggistico per la legge 1497/1939, a cui è
stato esteso dal decreto ministeriale 155 /1971 che ha riconosciuto
"il notevole interesse pubblico dell'intero territorio comunale
di Selva di Progno". Da allora, cioè da 22 anni fa,
l'esistenza del vincolo è sempre stata ignorata, anche
nell'ultima delibera della Giunta regionale (numero 2925 del 14
settembre 2000) che ha autorizzato l'ennesimo ampliamento di cava
Muschi", riferiscono i responsabili delle associazioni. Non
sarebbe un vincolo ambientale generico, sulle aree boschive in
quanto tali, bensì un vincolo paesaggistico regolamentato
proprio dal decreto ministeriale del 1971, che riguarda posizioni
esattamente individuate sul territorio, con riferimento a particolari
e specifici pregi naturalistici e ambientali che sarebbero dovuti
essere presi in considerazione da chi ha redatto l'istruttoria
tecnica e sottoscritto l'autorizzazione. Le associazioni ambientaliste
veronesi chiamano in causa l'assessore regionale Renato Chisso
e il funzionario Michele Ginevra, oggi indagato per le tangenti
collegate alle escavazioni di sabbia su alcuni fiumi del Veneto.
"Sottoponiamo agli organi competenti la valutazione della
validità e della legittimità delle autorizzazioni
rilasciate in palese omissione degli adempimenti di legge",
scrivono i responsabili delle associazioni a Procura, Forestale
e prefettura. A essere prese di mira, in particolare, sono l'ultima
autorizzazione del 2000, in scadenza il 31 dicembre del prossimo
anno, e la domanda per la cava Nox. Ci sarebbe il rischio che
passi una nuova proroga alla cava Muschi, già molte volte
autorizzata in passato con la solita motivazione che "il
progetto prevede un nuovo programma di ricomposizione ambientale
comprendente tutta l'area interessata dagli scavi". Senza
la denuncia delle associazioni sarebbe stato possibile che si
chiudessero nuovamente gli occhi per concedere il benestare a
una nuova cava (Nox) senza considerare che si tratta in realtà
dell'ampliamento di un cantiere aperto da mezzo secolo, quello
appunto della cava Muschi. (v.z.)
L'Arena
"Responsabilità
della Regione"
Il sindaco Cappelletti: "Toccava a loro controllare gli atti"
Selva di Progno. Non è una novità il vincolo paesaggistico della legge 1497/1939 sul territorio comunale, per il sindaco Marco Cappelletti. "Copre quasi tutta la superficie del nostre Comune", ammette il primo cittadino, "ma per quanto riguarda gli atti amministrativi, le cave non sono di competenza comunale e quindi non so se chi ha seguito l'istruttoria a livello regionale abbia tenuto conto del vincolo". "È tenuta ben presente la normativa invece per quanto riguarda, per esempio, le pratiche per le concessioni edilizie", spiega Cappelletti. "La domanda passa in commissione edilizia comunale integrata con la presenza di due esperti in beni ambientali. Da loro viene un parere positivo o negativo in riferimento anche al vincolo previsto dalla legge 1497/1939. Successivamente il progetto, con allegato il parere della commissione edilizia integrata, è inviato alla Soprintendenza ai beni ambientali e architettonici, che ha 60 giorni di tempo per esprimersi. Vale comunque, superato questo termine, la regola del silenzio-assenso", aggiunge il sindaco, che dice di seguire questa procedura per tutte le pratiche edilizie, senza andare troppo per il sottile se l'intervento ricada in area vincolata o no. "Sono all'oscuro se la stessa procedura sia seguita anche dalla Regione per l'approvazione delle autorizzazioni di cava", ripete il sindaco, "o se invece la commissione tecnica regionale per le attività di cava abbia al suo interno un componente della Soprintendenza che faccia riferimento direttamente al ministero per l'Ambiente. È certo comunque che in Regione esiste tutta la cartografia relativa al territorio del nostro Comune, con le indicazioni delle zone sottoposte a vincolo. Dalla stessa grafica del piano regolatore si dovrebbe capire a colpo d'occhio quali siano le zone soggette a vincolo, ma temo di non sbagliare, anche citando a memoria, dicendo che quasi tutto il territorio comunale è sottoposto al vincolo della legge 1497/1939 dal decreto ministeriale 155/ 1971", conclude Cappelletti. (v.z.)
L'Arena
GLI ECOLOGISTI
Ma non c'è ancora il piano del Veneto
"Ma quale piano cave? Resta tutto come prima". Non si sono lasciati incantare dalle sirene di riforma della materia a livello regionale le associazioni che operano per la tutela ambientale in Lessinia. La stessa Regione, peraltro, aveva ammesso, su domanda dell'Arena, di aver demandato in pratica la competenza sulle cave di pietra alla Provincia (assessorato retto nel Veronese da Camillo Pilati). "A fugare ogni dubbio ed equivoco sulla delibera della Giunta regionale 3121 del 23 ottobre scorso, impropriamente intitolata piano cave, basta leggere il documento e ascoltare le dichiarazioni dello stesso assessore Renato Chisso", scrivono in un comunicato Wwf Lessinia e altri gruppi ambientalisti. "Non è il piano cave atteso da vent'anni, ma un piano parziale, per regolare l'estrazione dei materiali di tipo A (sabbia e ghiaia). Ma la grande maggioranza dell'attività di cava in Veneto (e oltre l'80 per cento nella sola provincia di Verona) è costituito dai materiali di tipo B: calcare, pietra, marmo e pietrisco, che non sono contemplati nel piano", ricordano le associazioni. Continuerebbe pertanto a non esistere il tanto atteso piano cave previsto dalla legge del 1982 e che l'articolo 44 della legge finanziaria 2003 vincolava a essere presentato dalla Giunta entro il 30 giugno. "Purtroppo tale termine è ampiamente scaduto e l'inadempienza persiste perché dalla pianificazione sono escluse le attività di cava più diffuse e con maggiore incidenza sul territorio. A questo punto si impone la necessità di un congelamento immediato delle autorizzazioni per i materiali di tipo B, che invece continuano a essere rilasciate in assenza di strumento pianificatorio e in palese omissione di quanto previsto dalle leggi", insistono le associazioni firmatarie. L'invito è rivolto in particolare alla commissione tecnica regionale per le attività estrattive, alla quale si chiede che nella seduta del 27 novembre rigetti qualsiasi autorizzazione di scavo per i materiali di tipo B. (v.z.)
L'Arena
6 dicembre 2002
Cave: interrogazione contro
la miniera di S. Giovanni Ilarione
Con un'interrogazione "a risposta immediata" tre consiglieri
regionali della Margherita Gustavo Franchetto , Maria Pia Mainardi
, Achille Variati chiedono alla Giunta veneta di respingere la
richiesta di rinnovo della concessione mineraria" Monte Madarosa
in un'area tra Chiampo, in provincia di Vicenza, e San Giovanni
Ilarione, in provincia di Verona, avanzata dalla ditta S.E.R.L.A.M.
s.r.l.".
"L'intera procedura di "rinnovamento " -spiegano
i tre consiglieri- va radicalmente respinta alla luce dell'annullamento
del decreto di concessione per sentenza del T.A.R. che stabilisce,
quindi, la non esistenza della stessa concessione".
In appoggio alla richiesta al governo regionale di respingere
la domanda di rinnovo i firmatari dell'interrogazione hanno preparato
la seguente "scheda".
La concessione riguarda un'area estesa 286 ettari pari ad oltre
il 10% del territorio del comune di San Giovanni Ilarione; nel
comune di Chiampo la superficie della concessione è di
circa 10 ettari; all'interno della concessione risiedono 406 abitanti
pari all'8% degli abitanti di San Giovanni Ilarione; vi sono 80
ettari di vigneti d.o.c. Soave, Lessini Durello, Garda e diverse
varietà I.G.T. che generano un reddito annuo stimato dalla
Cantina Sociale di Montecchia in 700.000 euro l'anno; ci sono
poi ulteriori 50 ettari a frutteti; resto prati e boschi; vi sono
17 centri abitati di cui 10 classificati in Centro Storico e presenti
nell'Atlante Regionale dei Centri Storici; quindi un patrimonio
immobiliare inestimabile e con caratteristiche di pregio; permangono
su ampie porzioni del territorio della richiesta concessione i
seguenti vincoli:
vincolo idrogeologico (98% della concessione); D.G.R.. 2077 del
9/06/'98;
vincolo ambientale corsi d'acqua (20% della concessione) D. Lgs
490/99; vincolo ambientale zone boscate(35%) D. Lgs. 490/99 art.
146 lett. g;
vincolo archeologico (5%);
vincolo Ambito Naturalistico di Livello Regionale (25%);
vincoli per presenza di molti pozzi idropotabili (la gran parte
della zona non è dotata di acquedotto comunale) (oltre
50 pozzi tra cui alcuni del comune di San Giovanni Ilarione);
vincolo monumentale per presenza a 20 metri dal perimetro della
concessione della chiesetta romanica di San Zeno risalente al
1172 (2 ettari).
AMBIENTE: CONSIGLIERI
ULIVO, TROPPE CAVE IN LESSINIA
(ANSA) - VENEZIA,
5 NOV - I consiglieri regionali Gustavo Franchetto (Margherita)
e Nadir Welponer (Ds) hanno chiesto, con un'interrogazione ''a
risposta immediata'', un intervento della Giunta veneta per fare
il punto della situazione dell'attivita' estrattiva nella Lessinia.
''Un dossier di ''Lessinia Europa'' che riunisce il Wwf, Lessinia
Viva e Lessinia Ambiente - affermano i due consiglieri - denuncia
la presenza in quest'area di 155 cave a cielo aperto, la maggior
parte delle quali operanti, e decine di richieste per l'apertura
di nuovi cantieri estrattivi''. ''Chiediamo quindi alla Giunta
- aggiungo Franchetto e Welponer - un censimento completo delle
attivita' di cave esistenti in Lessinia specificando di ciascuna
autorizzazioni, durata della coltivazione, quantitativi di materiale
scavato e progetti di ripristino ambientale''. I due firmatari
l'interrogazione chiedono inoltre che il Governo regionale decreti
un moratoria immediatamente estesa a tutta la Lessinia per quanto
riguarda l'apertura di nuove cave e l'ampliamento di quelle esistenti
in attesa che vengano resi noti i dati del censimento. ''La moratoria
serve subito - affermano Franchetto e Welponer - ma il problema
si puo' risolvere solo con l'approvazione di una nuova normativa
che sostituisca la vecchia legge 44 del 1982 e sappia garantire
una rigorosa salvaguardia dell'ambiente della Lessinia''. (ANSA).
COM-GM/PAS
05/11/2002 15:58
Sono già 28 le domande di altri scavi ma
il Wwf insiste per una moratoria
Amadio: «Imponiamo
prima il ripristino dei siti devastati e dei lotti esauriti»
Sono attualmente 155 le cave autorizzate in provincia di Verona.
Di queste 35 non sono al momento operanti o hanno i termini di
concessione scaduti. Ci sono però incombenti in Commissione
tecnica regionale per le attività estrattive ben 28 domande,
di cui 11 interessano ampliamenti di cave esistenti e 17 richiedono
invece nuove aperture. «Sono decisamente troppe e mi sembra
arrivato il momento di dire che un aggravio di questa situazione
non è più tollerabile», dice Averardo Amadio
del Wwf.
I conti sono presto fatti: anche fossero accettate solo la metà
delle domande avanzate, fra una decina danni avremmo 140
cave nuove o ampliate che si sommerebbero alle 155 esistenti,
perché la vita media di una cava non si conta in semestri,
ma in decenni.
«A questo vanno aggiunti i problemi delle cave esauste e
mai ripristinate e quelli dei criteri con i quali viene stabilita
la fideiussione, largamente inferiore ai reali costi richiesti
dal ripristino ambientale», aggiunge Amadio. «Non
abbiamo nessun diritto di lasciare come un colabrodo la terra
che abbiamo abitato. Il ripristino, salvo casi rarissimi, ha normalmente
risultati infelici, quando viene messo in atto, e non risolve
affatto il problema, lo nasconde solo agli occhi. È un
compromesso che non siamo disposti ad accettare», rincara
Amadio.
Per lesponente ambientalista, non cè da discutere
di un piano cave, cè piuttosto da prendere la decisione
coraggiosa di non aprire altre cave, visti i numeri.
«È il caso di chiedere una moratoria assoluta in
materia di rilascio di concessioni, fintantoché uno studio
approfondito non illustri quale sia realmente la situazione»,
rincara Amadio, che lancia una proposta provocatoria: «Imponiamo
il ripristino di tutte le cave abbandonate o dei lotti esauriti,
prima di aprire il fascicolo per esaminare le 28 domande giacenti
di nuove aperture o ampliamenti».
Un atteggiamento severo e di scontro diretto: «Non è
vero che non siamo moderati», conclude Amadio, «sono
le dimensioni di questo problema a non essere affatto moderate».
Intanto il coordinamento spontaneo dei gruppi ambientalisti operanti
in Lessinia si è riunito a Erbezzo per definire una linea
comune. La priorità è stata data allinformazione,
per far opera di sensibilizzazione ambientale nelle scuole con
lintento di raggiungere bambini e ragazzi e loro tramite
anche le famiglie. «Concordiamo sul fatto che al momento
la decisione più saggia è il blocco totale di nuove
aperture di cave finché non si avrà ben delineato
il quadro della situazione», è stato detto.
A questo proposito il coordinamento, che raggruppa esponenti del
comitato spontaneo Lessinia Ambiente, della sezione Wwf Lessinia
e dellassociazione Lessinia Viva, ma che è aperto
e chiede anzi la partecipazione di tutti, propone un censimento
fotografico delle cave in Lessinia che definisca con sicurezza
le cave aperte, quelle in attività e quelle abbandonate,
nonché lo stato dei ripristini come indicato sulle concessioni.
LESSINIA
DA SALVARE
Il Wwf chiede lo stop alle cave e subito la nuova legge veneta
Fondo mondiale per la natura
e gruppi uniti in Lessinia Europa inviano un dossier a governo
e Giunta veneta per documentare gli scempi e chiedono la moratoria
«altrimenti avremo 24 escavazioni per Comune», denunciano
davanti alle foto della più antica contrada cimbra, ora
devastata
Basta cave finché non ci sarà un censimento completo
di questa attività in Lessinia e finché non ci sarà
un nuovo strumento normativo regionale per lattività
estrattiva. Lappello è contenuto in quindici pagine,
di cui cinque occupate da un documentato dossier fotografico,
che le associazioni Wwf Lessinia, Wwf Verona, Lessinia Viva e
Lessinia ambiente, riunite nel coordinamento Lessinia Europa,
hanno presentato nella sala stampa del Comune di Verona, presenti
anche esponenti del Club alpino italiano di Verona, della sottosezione
Cesare Battisti e di altre associazioni. Il documento è
indirizzato al ministro per lAmbiente Altero Matteoli, a
Giancarlo Galan presidente della Giunta regionale, a Gustavo Franchetto
vicepresidente del Consiglio regionale, ad Aleardo Merlin e a
Lucio Campedelli, presidenti rispettivamente della Provincia e
della Comunità montana della Lessinia, ai sindaci dello
stesso comprensorio e del Parco, a Paolo Zanotto, sindaco di Verona,
a Giacomo De Franceschi direttore del Parco e ai rappresentanti
dei gruppi consiliari regionali.
Dopo una premessa che illustra lattività estrattiva
e il territorio della Lessinia, il documento analizza la normativa
vigente e trae le conclusioni, illustrate anche a voce da Lorenzo
Albi in rappresentanza del coordinamento Lessinia Europa: «Chiediamo
di promuovere un censimento completo delle attività di
cava nellambito del quale vengano evidenziati: le particolarità
di ciascuna cava con riferimento alla durata di coltivazione,
alla regolarità delle autorizzazioni amministrative, ai
quantitativi di materiale estratto; il numero delle cave esaurite
e i ripristini ambientali completati; le modalità di intervento
per le cave non sottoposte a ripristino e il numero di persone
occupate nellattività estrattiva, con particolare
riferimento a quelle residenti in Lessinia», spiega Albi.
Ma il censimento sarà solo il primo passo, perché
ai destinatari del documento è chiesto anche di impegnarsi
in una moratoria immediata, estesa a tutta la Lessinia, per quanto
riguarda la richiesta di aperture di nuove cave e di ampliamento
di quelle esistenti.
Lappello del coordinamento ambientalista chiede ai referenti
istituzionali anche lelaborazione di un nuovo strumento
legislativo in sostituzione della legge regionale 44/1982 che
norma lattività estrattiva. «Ci sono incongruenze
e contraddizioni che non rispettano il presupposto della legge
espresso dallarticolo 1, il quale vincola lattività
estrattiva a una rigorosa salvaguardia dellambiente nelle
sue componenti fisiche, podologiche, paesaggistiche e monumentali»,
scrive Albi.
Averardo Amadio, esponente del Wwf nazionale, porta i dati della
situazione attuale: «Sono 155 le cave attive in Lessinia
e ci sono 28 domande in itinere in attesa di autorizzazione per
nuove aperture o ampliamenti. Significa che per i prossimi dieci
anni, se questo sarà il ritmo, ci troveremo a fare i conti
con 155 cave aperte e altre 280 nuove o ampliate. Ognuno dei 18
Comuni della Lessinia avrà in media 24 cave sul proprio
territorio. È questo che vogliamo?» si chiede Amadio.
«Mi rivolgo a Galan, a Merlin, a Campedelli, tutte persone
con grandi responsabilità amministrative, perché
dicano cosa vogliano fare e se intendano peggiorare questa situazione.
Anzitutto chiedo a loro di adoperarsi per la revoca immediata
dellautorizzazione concessa per la cava in Val Sguerza,
nel Comune di Velo, alle porte del Parco, nel luogo meno idoneo,
nel peggior posto immaginabile per avviare unattività
di questo genere. È loro dovere intervenire», conclude
Amadio, «perché il patrimonio della Lessinia sono
la sua gente, le sue case, il suo ambiente, i suoi alberi e i
suoi animali, non possono essere le cave concepite in questa maniera».
Da Nini Picotti, esponente di Lessinia Viva, viene linvito
alle autorità provinciali e regionali perché accettino
di essere guidate attraverso i luoghi dove lattività
è in atto da tempo e in quelli ancora incontaminati, ma
che rischiano di essere sconvolti: «Vengano da amici a conoscere
questa terra e a innamorarsene», dice.
«Non sono felice di essere qui», esordisce Alessandro
Anderloni, in veste di esponente del Wwf Lessinia, parlando con
alle spalle una gigantografia delle case cimbre del 1436 di contrada
Ciùsa di Camposilvano, assediate dallattività
di una cava, «perché questa foto documenta lo sfascio
di secoli di storia e di rispetto della nostra cultura. Il mio
posto dovrebbe essere fra la mia gente, in montagna, a pensare
e proporre un futuro diverso per i montanari. È difficile
vivere lassù, ma è stimolante crescere in luoghi
che sono patrimonio di natura e cultura di tutta lumanità»,
aggiunge il giovane regista e scrittore, che annuncia due eventi
a prossima scadenza. «Convocheremo quanto prima un convegno
con esperti di economia, sociologia e ambiente: ci diranno quale
sviluppo sia possibile e sostenibile su questa montagna. Parleranno
i dati, le cifre i contenuti, prima delle opinioni. Saranno le
prospettive di crescita e sviluppo futuri a tenere banco per rispondere
alla mancanza di idee su come sia possibile programmare una vita
dignitosa e un futuro sereno nel rispetto dellambiente e
della nostra cultura».
«Poi domenica 22 dicembre», aggiunge Anderloni, «si
incamminerà la prima Marcia per la Lessinia. Partiremo
da Camposilvano, toccheremo in sequenza la contrada Ciùsa,
sostando davanti alle case cimbre sepolte dalle cave. Scenderemo
ai Bortoletti dove da una settimana non esiste più una
casa del Quattrocento crollata sotto il peso dellindifferenza.
Passeremo fra le contrade di Azzarino, testimonianze irrepetibili
della cultura cimbra, sbucando in Val Sguerza, luogo di pace e
paesaggio di una preziosità rara che una decisione incomprensibile
vorrebbe sottrarci per abbandonarlo alle ruspe di una cava. Infine
chiuderemo la marcia davanti al museo geopaleontologico di Camposilvano.
Sarà un percorso nel quale ci auguriamo di essere in tanti
a riflettere e a testimoniare il nostro amore per la Lessinia»,
conclude.
Martedì 22 Ottobre 2002
ERBEZZO
Sventati gli scavi
Ritirata la domanda per le estrazioni dopo le proteste e il no
del Comune
Erbezzo. Ritira
la richiesta e chiede larchiviazione della pratica la ditta
Celeste Fasani srl, che aveva chiesto lapertura di una cava
di marmo rosso in località Franciosi. La lettera inviata
a Comune, Provincia e Regione, chiede la sospensione dellistruttoria
burocratica in corso. Della cava, che avrebbe devastato unarea
particolarmente visibile e prossima alla strada provinciale tra
Erbezzo e SantAnna dAlfaedo, doveva occuparsi il prossimo
28 ottobre la Commissione tecnica provinciale, prima di arrivare
alla Commissione regionale per le attività estrattive,
chiamata a dare lultimo parere prima della delibera della
Giunta regionale per lapprovazione o il diniego. La rinuncia
della ditta arriva dopo la presa di posizione del Consiglio comunale,
che allunanimità, lo scorso settembre, aveva espresso
parere contrario allapertura della cava. In precedenza,
sollecitati dal comitato spontaneo Lessinia ambiente, si erano
radunati numerosi residenti per contrastare liniziativa
di cava. Le sezioni Wwf Verona e Lessinia avevano redatto per
mano dellingegnere Emanuele Napolitano e del geologo Tomaso
Bianchini un documento in cui veniva punto per punto contestata
la relazione tecnica di progetto e si chiedeva a Comune, Provincia,
Regione e Comunità montana della Lessinia di affrontare
la questione con una visione dinsieme, «chiarendo
quali prospettive di sviluppo economico e sociale si potevano
aprire per la montagna veronese e come queste potessero essere
tra di loro ecocompatibili». Dalla località Franciosi
si sarebbero estratti 693mila metri cubi di materiale fino a una
profondità di 38 metri e a 1.200 metri in linea daria
dal centro del paese. Della cava sarebbero stati interessati 27mila
metri quadrati di superficie, di cui diecimila a bosco e i rimanenti
a pascolo, a una quota compresa fra 1.075 e 1.050 metri sul livello
del mare. Lo scavo avrebbe avuto una vita presunta di 12 anni,
divisa in tre lotti, con il ripristino del primo lotto in concomitanza
con lavvio dei lavori nel secondo, sempre che la sistemazione
non creasse intralcio al cantiere di scavo e che nel frattempo
non arrivassero le consuete proroghe alla scadenza.
Soddisfazione è espressa dal comitato Lessinia ambiente
che aveva raccolto in pochi giorni oltre mille firme di cittadini.
«Adesso è il momento di cercare anche altri strumenti
per un progetto unitario che coinvolga tutti gli amministratori
della Lessinia senza perdere di vista lobiettivo di far
crescere la coscienza ambientale fra la nostra popolazione»,
dicono al comitato.
Lorenzo Albi, presidente del Wwf Lessinia, sottolinea che «il
buon risultato va riconosciuto alla determinazione con cui si
è affrontata da subito la questione. Laugurio è
che questo possa essere di buon auspicio per tante altre battaglie
che stiamo portando avanti a difesa del patrimonio naturalistico,
storico e culturale», conclude Albi.
Se la decisione della ditta di sospendere liter della domanda
sia frutto di un ripensamento o di una mediazione che avrà
comunque una controparte, sarà motivo di riflessione per
il futuro. La Celeste Fasani srl ha altre autorizzazioni di cava
in Lessinia e per una nel Comune di Erbezzo ha già ottenuto
lampliamento.
Il sindaco Lucio Campedelli aveva chiesto in Consiglio comunale
e nella conferenza dei sindaci in Comunità montana, un
confronto anche con gli operatori del settore lapideo, ai quali
chiedere una moratoria nelle domande finché non si fosse
trovata una soluzione che garantisse regole certe per tutti.
«Chiederemo anche alla Regione che il rilascio delle concessioni
non sia deciso in base alla lettura delle carte o alla documentazione
fotografica, ma dopo un sopralluogo documentato», aveva
ribadito Campedelli.
Giovedì 12 Settembre 2002
ERBEZZO. Mille firme già raccolte contro gli scavi a Franciosi,
geologo e ingegnere denunciano i pericoli
Il Comune ora decide sulla cava Ecco come sfigurerebbe il paese
Erbezzo. Lunedì alle 20,30 il Consiglio comunale sarà
chiamato a fornire il proprio parere in merito alla richiesta
di apertura per una cava di calcare nodulare o rosso ammonitico
in località Franciosi. È scaduto il tempo per le
osservazioni al progetto e nel frattempo non è mancata
da parte dei residenti e dei villeggianti la volontà di
esprimersi contro lapertura della cava. È partita
con lassemblea pubblica dello scorso 20 agosto la raccolta
di firme organizzata dal comitato spontaneo Lessinia ambiente
e in pochi giorni, grazie allimpegno dei volontari, sono
state superate le mille firme. Un centinaio sono di residenti
a Erbezzo, ma molte arrivano anche dai paesi limitrofi (Boscochiesanuova
e Cerro) e nel comitato cè ottimismo perché
attorno alla cava, per la prima volta cè stato un
singolare dialogo fra residenti e villeggianti che si sono visti
finalmente accomunati per un unico ideale: difendere un ambiente
dove gli uni e gli altri vivono bene.
Le firme sono già partite allindirizzo dei sindaci
nei Comuni della Lessinia Centrale, di Regione, Provincia, Comunità
montana, Corpo forestale dello Stato e Soprintendenza.
Non mancano le osservazioni dei cittadini depositate in Comune.
In particolare le sezioni Wwf Verona e Lessinia hanno presentato
un documento redatto da Emanuele Napolitano, ingegnere, e da Tomaso
Bianchini, geologo. Lo studio dei due esperti affronta punto per
punto i passaggi della relazione tecnica allegata alla domanda
di apertura della cava.
Le osservazioni delle associazioni ambientaliste si soffermano
sugli insediamenti abitativi, la viabilità e gli aspetti
paesaggistici e ambientali. Il documento richiama la presenza
di abitazioni private a circa 120 metri dal possibile scavo e
lantica contrada Franciosi a circa 200 metri. Le emissioni
di polveri non saranno un problema trascurabile e in particolare
le vibrazioni trasmesse dallo scavo con lutilizzo di miccia
detonante sono giudicate «gravi e potenzialmente pericolose
per le strutture di fondazione e per la stabilità degli
edifici di antica origine costruiti in pietra a secco».
Assolutamente in disaccordo con la relazione tecnica presentata
dal proprietario della cava sono le considerazioni relative allimpatto
sulla viabilità. È a rischio la strada vicinale
che per consentire il passaggio di autocarri pesanti dovrebbe
essere allargata, alterandone irreversibilmente la fisionomia
di sentiero delimitato dalle caratteristiche lastre in pietra.
Lingresso e luscita degli autocarri sarebbe poi sulla
strada provinciale dei XIII Comuni in corrispondenza di una curva
a tornante.
Gli esperti del Wwf contestano inoltre il calcolo di «due
autocarri al giorno, non così intenso da arrecare disturbo
alla zona» stimato dalla relazione tecnica del cavatore.
«In realtà verrebbero asportati 302mila metri cubi
di materiale per un peso totale di circa 718mila tonnellate per
una ipotizzata durata di vita utile della cava pari a 12 anni.
Ne risulterebbe un valore medio di circa 60mila tonnellate allanno
di materiale da allontanare e ipotizzando 200 giorni lavorativi
per anno e lutilizzo di autocarri di portata utile pari
a 10 tonnellate, si avrebbe un numero di autocarri al giorno pari
a 30, che tenendo conto dellentrata e delluscita dei
mezzi comporterebbe un transito medio di 60 autocarri al giorno»,
scrivono i tecnici del Wwf. Le conseguenze sono immaginabili per
chiunque e sono evidenti il disagio e il rischio per chi deve
affrontare una strada di montagna piena di curve e tornanti con
pochi punti in cui il sorpasso sarebbe possibile e rischioso lincrocio
di due automezzi in certe curve cieche.
Con i fotomontaggi che pubblichiamo i tecnici del Wwf presentano
lo stato dei luoghi prima e dopo lo scavo, negando che la cava
possa essere «di scarso impatto ambientale» e mettendone
invece in risalto «la grande visibilità da tutte
le direzioni». Del resto una parete a monte alta 38 metri,
quanto un palazzo di 10 piani, sarebbe difficilmente mascherabile.
Inoltre il previsto taglio di parte della faggeta per costruire
il piazzale di cava comporterebbe, secondo i tecnici, ripercussioni
sulla salute del bosco a valle per il probabile disequilibrio
nella ritenuta idrica e nella circolazione dellacqua sotterranea;
risulta anche fondato «il rischio di un degrado del versante,
della sua instabilità e della comparsa di fenomeni di erosione
lungo il vajo».
Infine è fuori discussione il pregio ambientale di contrada
Franciosi, inserita negli elenchi dei centri storici del Veneto
come «agglomerato che riveste caratteri storico-artistici
di particolare valore» e per i quali il decreto ministeriale
1444/1968 precisa che «le aree circostanti tali agglomerati
storici ne costituiscono parte integrante».
La relazione presentata dalla sezioni del Wwf sottolinea la vocazione
agricola e turistica del paese confortata da ingenti stanziamenti
da parte di Unione europea, Regione, Provincia, Camera di commercio
e Comunità montana, per larea florofaunistica di
Malga Derocon e per un progetto di riqualificazione di Passo Fittanze:
«Sarebbe lintera comunità di Erbezzo a risentire
pesantemente delle conseguenze dellapertura di cava Franciosi»,
conclude lo studio.
Giovanni Tellini e Lorenzo Albi, responsabili rispettivamente
di Wwf Verona e Lessinia, hanno inoltre inviato una lettera al
sindaco e presidente della Comunità montana, Lucio Campedelli,
e ai sindaci dei Comuni della Lessinia e del Parco per chiedere
che la questione cave sullaltopiano sia finalmente affrontata
nella sua globalità. «Il parere che il Consiglio
comunale di Erbezzo esprimerà in merito allapertura
della cava Franciosi», è scritto, «sarà
percepito dallopinione pubblica e dalla popolazione della
Lessinia come un punto di riferimento e un'indicazione sulle prospettive
future anche per gli altri Comuni che stanno dibattendo il medesimo
problema. Riteniamo che la Comunità montana debba affrontare
la questione con una visione dinsieme, chiarendo quali prospettive
di sviluppo economico e sociale si aprano per la montagna veronese
e come queste possano essere tra di loro ecocompatibili»,
conclude la lettera del Wwf.
Vittorio Zambaldo
Giovedì
12 Settembre 2002
ROVERÈ. In commissione a Venezia la proposta di estrazioni
al Monte Potteghe, area protetta dove nidificano i rapaci Il nido
delle aquile chiede pietà Oggi la Regione può fermare
gli scavi
Roverè.
La cava di marmo del Monte Potteghe è tra i punti allordine
del giorno della riunione odierna della commissione tecnica regionale
per le attività estrattive (Ctrae). A Venezia si decidono
le sorti di una fetta di Parco della Lessinia, dellaquila
reale che abita quegli strapiombi con la sua prole e il suo nido,
di decine di altri animali selvatici che hanno eletto a rifugio
dai bracconieri quellangolo ancora incontaminato percorso
dal sentiero europeo. Il sindaco di Roverè Stefano Marcolini
aveva inviato nelle scorse settimane una lettera alla presidenza
della Ctrae per chiedere il rinvio della discussione. «Come
motivazione ho portato la necessità di ridiscutere dellargomento
allinterno dellattuale Consiglio comunale»,
rivela il sindaco, «perché la proposta di cava sul
Monte Potteghe era partita anni fa con la precedente amministrazione.
Evidentemente da Venezia, visti i pareri favorevoli espressi a
suo tempo dal Consiglio comunale e dalla commissione provinciale
cave, non hanno ritenuto necessario riaprire i termini della discussione»,
commenta Marcolini.
Oggi, compatibilmente con problemi familiari sorti allultimo
momento, sarà a Venezia per ribadire la richiesta di rinvio
«o tuttal più spedirò un fax rinnovando
la richiesta», ripete il sindaco.
Difficile dire cosa ci si debba aspettare dalla volontà
di inserire la cava del Monte Potteghe fra i temi da decidere
oggi. Se si parlerà occorrerà esprimersi, in maniera
positiva o negativa. Sui piatti della bilancia ci sono da un lato,
come detto, i pareri positivi del Consiglio comunale di Roverè
e della Provincia, e dallaltro il parere decisamente contrario
di Comunità montana della Lessinia e Parco regionale. Non
sono mancate raccolte di firme (oltre 1.400 quelle messe insieme
in pochi giorni dal comitato Lessinia Viva), prese di posizione
decise da parte delle associazioni ambientaliste, ma anche di
esponenti politici di diversi schieramenti. I consiglieri regionali
di centrosinistra avevano chiesto labrogazione del terzo
comma dellarticolo 9 del piano ambientale del Parco, che
vieta ogni tipo di escavazione ma fa uneccezione per il
Monte Potteghe. Parlamentari veronesi del centrodestra (Massimo
Ferro, Alfonso Fratta Pasini, Ettore Peretti e Federico Bricolo)
hanno recentemente steso uninterrogazione al ministro per
lAmbiente, chiedendo come intenda attivarsi per impedire
la prosecuzione di scempi come a Camposilvano nella contrada cimbra
della Chiusa o lapertura di nuove cave, citando espressamente
il Monte Potteghe.
Nella festa regionale della montagna a Conca dei Parpari, lo scorso
luglio, lassessore regionale allagricoltura Giancarlo
Conta aveva annunciato, stimolato anche da una vivace manifestazione
del Wwf Lessinia, che «purtroppo qualcosa di non bello è
già stato fatto, ma mi attiverò perché non
passi il progetto di cava sul Monte Potteghe».
Prima di lui, e sono passati già quattro anni, anche lassessore
regionale Massimo Giorgetti aveva dichiarato all Arena che
«è immorale pensare a unattività estrattiva
allinterno di unarea protetta come quella del Parco».
Ma le cose sono andate comunque avanti, segno che cè
una volontà più potente di qualsiasi voce e di qualsiasi
parere. Alla Comunità montana, come ente gestore del Parco,
è stato chiesto di pronunciarsi in merito al piano di escavazione:
il parere cioè, non doveva essere di merito se fosse o
no lecita una cava nel parco, ma esclusivamente tecnico e deliberare
se il piano di escavazione presentato dal progettista fosse accettabile
o da modificare in base ad altre indicazioni.
Per due volte la Comunità montana ha espresso la propria
contrarietà al progetto di cava e ribadito che «la
valutazione della qualità e quantità del materiale
destinato al taglio e alla vendita è stata espressa senza
alcun riscontro oggettivo e in assenza di indagini specifiche
e inoltre sono aleatorie, arbitrarie e azzardate le valutazioni
sui volumi estraibili e assolutamente in contraddizione con il
valore e il pregio naturalistico della zona. Larea è
riserva naturale orientata del Parco e questo rende incompatibile
ogni attività estrattiva», precisava la delibera
della Comunità. (v.z.)