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Camoscio d’Abruzzo in AppenninoCamoscio d’Abruzzo in Appennino

Il progetto Camoscio d’Abruzzo è un intervento di reintroduzione che prende forma intorno agli anni 80. Il CAI, riuscì nel 1991 a far istituire la Riserva Comunale Corno Grande di Pietracamela di circa 2000 ha e insieme al Parco Nazionale d’Abruzzo ci fu il ritorno dei primi sette Camosci d’Abruzzo a Campo Pericoli nel 1992 nel cuore della riserva del CAI. Sul Gran Sasso anche due Aree faunistiche a Farindola (1991) e Pietracamela (1993). Nel 1990/91 sulla Maiella furono liberati 15 esemplari nell’ambito della riserva di Lama dei Peligni dove il CAI ristrutturò il rifugio Fonte Tarì - punto di osservazione degli animali, e sei esemplari nell’area faunistica di Lama dei Peligni. Il Camoscio d’Abruzzo è una rara sottospecie presente in Italia. Quasi tragica la storia di questo splendido animale, descritto come Rupicapra pyrenaica ornata decimato da caccia e bracconaggio sulle montagne d’Abruzzo dove viveva in passato (nel Gran Sasso l’ultimo individuo era stato abbattuto fin dal 1892); riuscì infine a sopravvivere  con poche decine di esemplari nell’impervia zona della Camosciara, nel 1913. Grazie all’azione dei Parchi d’Appennino la popolazione di Camosci è cresciuta e supera quota 2000, nei Parchi d’Abruzzo-Lazio e Molise, Maiella, Gran Sasso e Monti della Laga, Sirente-Velino, Monti Sibillini e nelle varie Aree Faunistiche.

Per il CAI l’orgoglio di essere riuscito, insieme ai Parchi, alle altre Associazioni e agli Enti locali a riportare sulle montagne d’Appennino questo animale, acrobata delle rocce, elegante e dal particolare mantello invernale, riconosciuto come  il Camoscio più bello del mondo.

MOSTRA sul CAMOSCIO D'ABRUZZO in collaborazione con Sezione Cai Teramo

Dieci pannelli che ci illustrano la storia di questo mammifero d'alta quota, tra i più eleganti, eccezionale acrobata delle rocce. Un riuscito progetto di reintroduzione voluto dal CAI.

Presentazione

Il Progetto Camoscio nel Cai prende forma intorno agli anni 80 da un’eredità che Susanna Marianna De Maria vedova D’Addario, socia della Sezione di Roma, lasciò al Cai per tutelare la fauna dei ParchiNazionali.

Nel 1982 la manifestazione del Cai per la difesa del Gran Sasso contro gli impianti sciistici a Campo Pericoli. In seguito il Cai deliberò di intervenire con la fondazione di nuove colonie di Camoscio d’Abruzzo. L’approvazione scientifica del progetto fu data, nel 1986, dai proff: Sandro Lovari (Università degli Studi di Parma), Augusto Vigna Taglianti (Università di Roma “La Sapienza”), Guido Tosi (Università degli Studi di Milano). D’intesa con il Parco Nazionale d’Abruzzo il Cai previde interventi sia sulla Majella (recupero Rifugio Fonte Tarì osservatorio privilegiato dei camosci liberati) che sul Gran Sasso (aree faunistiche di Pietracamela e Farindola, con la reintroduzione in quota).

Interventi del Cai realizzati a partire dal 1990 e felicemente riusciti con nascite sia nelle aree faunistiche che in quota. Sono state inoltre finanziate attrezzature per il monitoraggio con radiocollari e la stampa di materiale divulgativo (pannelli, striscioni, adesivi).

Aderirono prontamente al progetto i Comuni di Pietracamela, Castelli, Isola delGran Sasso, Lama dei Peligni, Farindola, la Provincia di Teramo e la Regione Abruzzo.

Nel teramano il Camoscio è stato adottato quale simbolo dei Giochi della Gioventù.

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