La fiera del Parco: biodiversità
delle parole e distanza dalla tutela reale
In questi giorni si festeggiano i 70 anni del Parco Nazionale dello Stelvio, area interessantissima ma purtroppo gestita con obiettivi ben lontani da logiche di conservazione. Se è importante celebrare quella che è un'icona della storia della conservazione della natura in Italia è impossibile esentarsi da alcune riflessioni necessariamente critiche. Non me ne vogliano gli illustri convenuti impegnati nell'illustrazione dei molteplici aspetti della biodiversità dell'area protetta e più in generale dell'arco alpino, con cognizione di causa derivante da lunghi anni di studi, ma proprio non riesco a togliermi dalla testa il senso di ribrezzo che ho provato dopo l'ultima uscita del presidente Ferruccio Tomasi riguardante il passaggio dell'orso bruno "se ne è andato in Svizzera, che ci resti, è un ospite sgradito", in perfetta sintonia con Franca Penasa, responsabile del settore trentino del Parco, che alcuni mesi fa aveva dichiarato la sua totale avversione verso ogni progetto di reintroduzione di grandi carnivori. Questi signori, che oggi intrattengono gradevolmente gli ospiti millantando crediti di coscienza ambientale, nel loro agire pratico non fanno altro che tradire lo spirito dei fondatori del sistema delle aree protette, così ben descritto nell'illuminante opera del prof. Franco Pedrotti "Il fervore dei pochi", e i precetti in termini di conservazione emanati dall'Unione Europea con la Direttiva 92/43/CEE assai più nota come "Habitat". È bene sapere che, entro pochi anni, i luoghi che ospitano habitat di interesse comunitario, gli attuali SIC, ed è il caso di gran parte del PN Stelvio, diverranno Zone Speciali di Conservazione. La Direttiva impone l'adozione di misure che portino a un miglioramento dello stato di conservazione dei SIC, vietando nel contempo l'attuazione di azioni che possano compromettere o peggiorare lo stato di conservazione dei habitat e specie. Nel caso uno Stato (o una Regione) disconosca il valore naturalistico di un'area proposta come tassello di "Natura 2000 " (SIC, ZPS,...), conducendo attività che sono in contrasto con le esigenze di tutela dello stesso, la Commissione Europea può attivare una procedura di infrazione. È quello che sta già accadendo mentre si celebra il 70° del Parco. Chissà come è conciliabile tale precetto comunitario con le recenti affermazioni del Ministro Matteoli, secondo il quale la vocazione del PN dello Stelvio è nello sci da discesa? Certo è che, in nome di una visione distorta che vede le aree protette solo in funzione di redditi speculativi spacciati come panacea contro lo spopolamento e l'impoverimento delle popolazioni residenti, negli ultimi anni stiamo assistendo ad un assalto generalizzato agli ambienti naturali del Parco, che sta determinando perdite considerevoli proprio a livello della biodiversità di cui si tratta in questi giorni di convegni. In nome di un evento mondiale che si è rivelato un gigantesco flop mediatico ed una voragine economica, si sono sacrificate foreste e delicatissime torbiere a Santa Caterina ValFurva e Bormio, seppellendole sotto piste da sci ed assurde circonvallazioni, in Val di Peio si sta realizzando la stazione di Peio 3000 devastando la Valle della Mite, mentre altrove si sta progettando come espandere la politica fallimentare dello sci estivo per devastare gli ultimi ghiacciai integri vicini al Passo dello Stelvio. Il tutto in un contesto di abbrutimento del pensiero critico dell'opinione pubblica, forzosamente convinta della bontà di una scelta orientata sulla monocultura dello sci, ormai perdente in gran parte delle Alpi, come dimostrano studi di economisti, non isterismi ambientalistici. Non esiste, salvo eccezioni come la Val d'Ultimo, alcun incentivo al mantenimento di attività tradizionali combinato con il turismo e la produzione di prodotti artigianali ed alimentari di pregio, qualità ed alto valore aggiunto. Chi persegue tale via, la sola in grado di garantire continuità di presenze nel corso di tutto l'anno e la manutenzione di unità di paesaggio testimoni del pesante lavoro dei nostri progenitori, è spesso ostacolato e sbeffeggiato. Uno degli elementi maggiormente associati ad un Parco è la fauna. Ebbene, al posto di essere un elemento trainante in grado di attirare e coinvolgere i visitatori, la componente faunistica viene utilizzata solo per il suo valore d'immagine, ma vissuta nella realtà quasi con disturbo, come elemento problematico. Esemplificativi a questo riguardo sono i discorsi che si fanno intorno alla gestione del cervo e alla tematica del ritorno, più o meno naturale, dei grandi predatori. Ai primi si vuole sparare sempre di più, agli altri si suggerisce caldamente di non farsi vedere da queste parti. Quale differenza con il confinante e comunicante Parco Nazionale Svizzero, dove il bramito del cervo è periodo di alta stagione per gli alberghi ed il fugace ritorno dell'orso ha determinato un consistente incremento delle presenze turistiche.
Al posto di costosi convegni celebrativi avremmo preferito il segno di un'inversione di tendenza che vedesse il Parco come laboratorio privilegiato per l'attivazione di forme partecipate di gestione e conservazione della natura in grado di mantenere e migliorare le condizioni di habitat e specie, studiando le opportunità professionali in grado di rendere nuovamente appetibile il restare in montagna per i giovani. Non tutti sognano di finire dietro una scrivania in Provincia, ma spesso vi sono costretti da mancanza di alternative e da una valanga di ostacoli burocratici e politici. Eppure questa è la strada che si suggerisce di seguire, anche a livello comunitario, per lavorare per e nella Conservazione della Natura, e non è certo quella della svendita al mercato che stanno perseguendo gli amministratori di questo e di altri Parchi in Italia.
Sul sito di MW www.mountwild.it potete trovare allegate a questa notizia un piccolo servizio fotografico realizzato la scorsa settimana da amici in Valle della Mite, sopra Peio.
Stefano Mayr, naturalista, consigliere nazionale del Settore Parchi e Biodiversità di Mountain Wilderness Italia.