DOCUMENTI

Relazione a cura di Maria Grazia Brusegan sul
Congresso Internazionale e Corso Nazionale Operatore TAM
DOLOMITI PATRIMONIO D'EUROPA - Progetti per uno sviluppo sostenibile
BRESSANONE 4 - 8 Luglio 2000

Organizzato dal
CLUB ALPINO ITALIANO
COMMISSIONE CENTRALE PER LA TUTELA DELL'AMBIENTE MONTANO

Un'aquila che vola alta su prati fioriti, vette libere e rare baite è il manifesto del Congresso. Ma questa montagna esiste ancora?
Una scorsa al programma del Congresso-Corso "Dolomiti Patrimonio d'Europa" e subito si coglie la complessità delle problematiche relative alla montagna in rapporto ai suoi abitanti e frequentatori.
Cinque giornate dense di interventi e testimonianze per analizzare se nelle Dolomiti, alla cui fama e bellezza "nessuno" può resistere, i problemi sono più grandi e acuti che in altre parti delle Alpi. Quali i rimedi possibili?
La partenza è stata "fantastica".
Ulrike Kindl, docente di Germanistica all'università di Venezia, con un appassionato intervento ha sostenuto il fondamentale valore culturale delle leggende, che lontane dall'essere ingenui e irreali racconti per bambini sono la testimonianza di un pensiero a noi lontano. Quelle Dolomitiche contengono il sapere antico dei Ladini. L'etnia che, raccolta in 4 vallate attorno al Sella, ha mantenuto la memoria delle origini attraverso il racconto. Testimonianze orali che parlano della vita: semina, raccolto, caccia, amori; ma anche testimonianza mitica di quando sulla montagna abitavano gli dei, di quando le Dolomiti sono state ricoperte dai raggi di luna. Il benessere ci ha fatto perdere il contatto con il tempo delle leggende, con "l'altro tempo". Abbiamo perso la capacità di interpretare un linguaggio diverso dal nostro e l'abbiamo relegato tra le superstizioni.
I personaggi più importanti delle leggende: Mazzarol, Anguane, Salvanel - giunti dalle montagne, dalle pianure del Triveneto e dall'Istria - appena citati da Daniela Perco, direttrice del Museo etnografico di Cesio Maggiore BL, hanno affollato la stanza e sono volati fogli e aggrovigliati capelli. Non è stato difficile per Giovanbattista Valentini, maestro, suggestionarci con la leggenda della Croda Rossa e di Moltina. Alla fine il racconto ci svela il misterioso perché sui prati di Armentara crescono i fiori più belli.
Tanto più l'uomo/il cittadino vive nello straniamento dalla natura tanto più cresce la sua ricerca di natura. A questo punto, forse, è necessaria la sua "rieducazione". L'importanza della didattica ambientale è stata richiamata molte volte durante il congresso, gli strumenti sono tanti. Paola Favero, funzionario Corpo Forestale dello Stato, ce ne suggerisce uno. Con un suggestivo montaggio di diapositive ha invitato a "vedere con il cuore", a cercare nuovi modi per stimolare l'approccio ai monti, per farli amare e rispettare. Ha invitato ad emozionarsi di fronte agli spettacoli naturali e a trasmettere queste emozioni.

Il secondo tema "Proposte per un turismo sostenibile" è stato introdotto da Annibale Salsa, antropologo, Vice Presidente CAI, con un esame storico per inquadrare il percorso della cultura alpina nel tempo. Il Medio Evo fu il momento aureo delle Alpi, i montanari erano l'élite della popolazione e le Alpi erano la cerniera d'Europa, senza divisioni e confini. La conquista dell'America interrompe questa centralità e con la modernizzazione inizia l'emarginazione del montanaro
Alcune aree soffrono particolarmente e inizia lo spopolamento. Attualmente, solo in Trentino e in Baviera la tendenza demografica è positiva e stabile.
Le Dolomiti, le Alpi in generale, vengono scoperte da fuori, circa 200 anni fa. E' la città/gli alpinisti che scoprono il "paradiso perduto" e nell'incontro montanaro/cittadino i codici, spesso conflittuali, generano incomprensioni. Per le Associazioni Naturalistiche, la sfida è quella di conciliare i conflitti lasciando ai montanari il ruolo di attori. Particolarmente i Club Alpini possono fungere da mediatori, diventare il collegamento tra i frequentatori e gli abitanti.

Paul Tschurtschenthaler, università di Innsbruck, e Dominik Siegrist, Alpenburo Netz - CH, fornendo dati e valutazioni emersi da recenti studi compiuti in Austria e Svizzera sono stati concordi nel sostenere che in montagna non si può vivere di sola agricoltura, che il turismo è necessario, ma deve essere adeguato alle dimensioni e alle caratteristiche del territorio. Le Alpi sostengono annualmente 60 milioni di presenze turistiche. Forti pressioni di mercato hanno già prodotto e continuano a stimolare lo sviluppo incondizionato di strutture - spesso finanziate con fondi pubblici - che portano ad un notevole degrado paesaggistico. Tra tutte le forme di turismo quello invernale è il più aggressivo perché richiede la realizzazione di strutture incompatibili con l'ambiente. Nelle Alpi ci sono 10.000 impianti di risalita. Solo nel 1999 sono stati realizzati ben 120 tra nuovi impianti o ampliamento di preesistenti. La ricerca di neve, a causa dei cambiamenti climatici - si prevede un progressivo innalzamento del limite di innevamento - fa spostare sempre più in alto gli impianti che invadono aree sempre più ampie per creare i famosi caroselli. Il mercato è in fase di stallo. Per contendersi gli sciatori e per tenere testa alla concorrenza le società diventano sempre più agguerrite, con propensione alla fusione in compagnie multinazionali.
Per non sacrificare totalmente la risorsa ambiente i modelli turistici devono differenziarsi. Il turismo "morbido", che si scosta dalla logica dei grandi numeri, riesce a portare reddito senza stravolgere l'ambiente, anzi mantenendo il collegamento con le tradizioni e la conservazione paesaggistica. Sono i contadini che conservano il paesaggio, se la montagna si spopola il suo aspetto si degrada. Il paesaggio, tanto apprezzato dal turista per le sue caratteristiche estetiche, è anche un valore culturale che va preservato e conservato, se necessario anche con il contributo sociale. Nelle zone a "monocoltura turistica" il paesaggio è stato completamente trasformato.

Helmuth Morooder, CIPRA Italia, ha fatto osservare che il turismo, nato circa 100 anni fa, inizialmente consentiva di arrotondare il reddito, gradualmente la cosa è sfuggita di mano e si è continuato a costruire alberghi, seconde case e strutture accessorie. Ora sarebbe giusto chiedersi: A chi serve tutto questo sviluppo? Quanto turismo realmente serve ad una vallata per una buona qualità della vita?
Per evitare la "monocoltura" del turismo sarebbe opportuno che la ricaduta economica favorisse le attività locali. Artigianato e agricoltura tradizionale ne trarrebbero beneficio e potrebbero sostenere più facilmente la concorrenza con le produzioni di pianura.

Di turismo "morbido" ci ha parlato Josef Schett, agricoltore biologico - A, descrivendo il progetto, già operativo, per la valorizzazione economica e culturale di un paese del Tirolo conosciuto come "modello Villgraten" che ha fornito alla comunità una alternativa alle piste da sci.
L'agricoltura tradizionale è l'attività principale, anche per altre attività minori si sono conservate le tecniche tradizionali: sono attivi e produttivi i vecchi mulini ad acqua, la segheria veneziana, il caseificio, la fabbrica del loden. Anche l'architettura ha mantenuto le linee tradizionali, il legname per le case proviene dalla piccola foresta. Il "modello culturale Villgraten", adeguatamente pubblicizzato, ha ottenuto riscontro ed apprezzamento. Il turismo, con 40.000 presenze/anno, si inserisce soffusamente in questa realtà. Le aziende/albergo sono di piccole dimensioni, possono accogliere un massimo di 30 persone.

Anche Roman Haug, sindaco da un decennio, ha raccontato dei 15 anni del progetto di Hindelag-D, un comune di 5000 abitanti che vive di un turismo vario con un rapporto di 1:1,5. Hanno saputo sviluppare le caratteristiche del luogo senza esagerare nella presenze. Alcune piste da sci, turismo della salute e agricoltura di qualità sono le loro carte vincenti. Nel '92 un patto con gli agricoltori: foraggio autoprodotto con esclusione di concimi chimici ha portato nel '94 ad ottenere un marchio speciale per i prodotti dell'allevamento e caseari.
Da amministratore, nota che gli ambientalisti a volte sono troppo critici, non concedono margini neanche ai progetti di sviluppo che tendono alla ricerca dell'equilibrio tra natura ed economia. Idea condivisa anche da Moroder che invita ad essere realistici e concreti e collaborare con i progetti interessanti anche se non perfettamente "puri", evitando di creare fratture controproducenti.

La tavola rotonda sui Megaeventi in montagna è stato il momento "caldo" del Congresso a cui hanno partecipato anche i rappresentanti degli albergatori, degli impianti a fune e del marketing turistico. Gli imprenditori pur manifestando qualche preoccupazione per i cosiddetti megaeventi (concerti in quota, gare di bici, sci, racchette, per queste attività non sono previste valutazioni di impatto ambientale ma solo autorizzazioni di pubblica sicurezza) sostanzialmente si dichiarano sempre scontenti della situazione e si sentono sempre minacciati da una qualsivoglia crisi. Nel loro passato come nel loro futuro le costanti sono: sviluppo ed ampliamenti.
Viene lecita una domanda, se effettivamente la crisi c'è perché costruire ancora quando poi i costi gestionali diventerebbero insostenibili?
Ma se potessimo richiamare i giovani ecco che tutto si risolverebbe. Ma i giovani vogliono divertirsi, perciò dobbiamo adeguarci. A questo scopo vorrebbero scimmiottare le coste adriatiche e le loro discoteche.

E' innegabile che la natura abbia bisogno di protezione, ma di quali "Strumenti di tutela del patrimonio ambientale" disponiamo? Le Aree naturali protette: Parchi naturali, Biotopi, Monumenti naturali che attraverso vincoli paesaggistici e naturalistici conservano quello che di bello e raro ancora c'è in natura
Nel moderno concetto di parco non c'è divisione tra natura e uomo quindi vengono valorizzate anche la cultura e le tradizioni umane con la salvaguardia del paesaggio, ad esempio con contributi per lo sfalcio.
Renato Sascor, Direttore Parco Fanes-Senes-Braies, e Michele Da Pozzo, Direttore Parco Dolomiti d'Ampezzo, hanno illustrato gli ambiti di un parco e indicati i valori. Non solo conservazione del patrimonio naturale e culturale, ma anche ricerca scientifica, educazione ambientale, fruizione turistica.
Una piccola curiosità a proposito di turisti: gli italiani sono più sedentari e questo fa bene all'ambiente, mentre quelli d'oltralpe sono attivi sempre e ovunque.
Parlandoci della millenaria istituzione delle Regole, gestrici del Parco delle Dolomiti Ampezzo, Michele Da Pozzo ha evidenziato come la forte coesione e la forza interna di questa organizzazione rendono più forte il legame con il territorio, con positiva ricaduta sull'ambiente e sul Parco che gode del favore di tutta la popolazione

Anche se non a tutti gradite le aree protette sono un baluardo per la natura, ma fuori, dove l'interesse economico prevale, com'è la situazione?
Luca Ramacci, magistrato di Venezia, ci conforta dicendo che gli strumenti ci sono, anche se la normativa è disorganica poiché per la giustizia "ambiente" non è un concetto definito ma è l'insieme degli elementi naturali e dell'intervento dell'uomo. Anche in montagna l'abuso edilizio è l'aggressione più evidente, molto frequente la modifica di destinazione d'uso (da fienili ad abitazioni).
Per qualsiasi intervento sopra i 1600 metri serve la valutazione urbanistica e paesaggistica. Nel Veneto questa valutazione è lasciata nelle mani dei comuni e questo è pericoloso per le pressioni a cui possono essere sottoposti.
Altre forti aggressioni al "Diritto dell'ambiente e al Diritto all'ambiente" in montagna sono dovute all'inquinamento. Un caso esemplificativo è quello della Marmolada, che si compone di due fatti. Uno: i rifiuti prodotti dal ristorante della stazione a monte della funivia venivano triturati e scaricati lungo la Via dell'Ideale, l'altro: il riempimento dei crepacci con polistirolo per rendere sicure e fluide le piste di discesa.
E ancora: lo smaltimento dei liquami degli allevamenti a volte mascherati da impianto di concimazione, la ricerca con il metal detector e i relativi scavi, l'eliski.
Il magistrato può agire solo se viene inoltrata una denuncia, ma le denuncie sono poche, per questo è necessario sviluppare l'informazione e la partecipazione alla vita del proprio territorio.

E per l'Unione Europea cosa significa montagna?
Per Gianclaudio Bressa, presidente del Gruppo parlamentare "Amici della Montagna", l'omogeneità geografica, sociale, culturale, economica della montagna in generale e delle Alpi in particolare, anche se interrotta da umani confini, è una realtà che non è ancora stata assimilata dall'Unione Europea che finora le ha dedicato solo due atti parlamentari relativi alle aree svantaggiate e all'agricoltura montana.
La Convenzione di Madrid (di 15 anni fa) e i successivi protocolli prevedevano di dotare di strumenti comuni le nazioni confinanti. Una formula di autogoverno transnazionale, che sarebbe anche un esperimento concreto per una reale Unione Europa.
I Protocolli, quali la Convenzione delle Alpi e il Protocollo trasporti, sono momenti importanti ma non incidono nelle questioni giuridiche, danno indirizzi comuni ma non normativi.

Un bell'esempio di cooperazione invece ci viene dal Club Arc Alpin che coordina le attività dei Club Alpini affacciati sulle Alpi. A questo punto è stato interessante capire cosa fanno gli altri. Per la Francia: André Croiber, presidente generale del CAF, parte dai numeri.
Il Club Alpino Francese consapevole della grande responsabilità che i Club Alpini hanno, considerando i 2.600.000 presenze/anno nei rifugi, pur ritenendo fondamentali la libertà e la gratuità d'accesso alla natura ha individuato una serie di regole etiche per dare un significativo contributo alla protezione ambientale e sotto la definizione di "comportamento responsabile" emerge la figura dell'alpinista ideale, che ama il silenzio e non lascia tracce del suo passaggio, che rispetta l'ambiente, i suoi abitanti e le loro culture
Quindi Club Alpino quale promotore di formazione ambientale, ma anche sostegno per la conservazione della Wilderness e per la limitazione della circolazione dei veicoli; per una segnaletica efficiente ma discreta, per la conservazione originale delle vie storiche di arrampicata. Non incoraggiare nuovi rifugi o bivacchi e per gli esistenti utilizzo della tecnologia per ridurre la ricaduta nell'ambiente, l'istituzione di un Marchio dei rifugi di qualità.
Relativamente alle competizioni il CAF è favorevole, nell'osservanza della necessaria autoregolamentazione. Attualmente su 11 gare 5 si attengono a: rispettare gli ambienti fragili nella scelta della zona di gara, uso dei veicoli solo per soccorso, penalizzazione per chi abbandona rifiuti, esclusione di esplosivi, nessun premio in denaro.

Per i Rappresentanti di Slovenia e Croazia lo scambio culturale e la collaborazione tra Club Alpini sono importanti e necessari, soprattutto per la Croazia che, dopo i disastri della guerra, si trova con strutture da ricostruire e con un ambiente in parte devastato. Comunque un ambiente che continua ad essere un serbatoio di diversità biologica, prezioso per tutti

Con una punta di provocazione ma anche con malcelata rassegnazione, Teresio Valsesia, direttore stampa CAI, dice che "Per la montagna si fa poco, se ne parla poco e solo nelle emergenze" che "bisogna essere più visibili, uscire dai luoghi della parola e agire" per contrastare la cultura del calcio e del gioco d'azzardo per riaffermare valori quali la solidarietà, il rispetto per l'ambiente, il risparmio, il riciclaggio, la fatica, la lentezza, la sobrietà. Più distante e difficile è la meta e più impegno ci dovrebbe essere nel perseguirla.
L'anima ecologica del CAI che si manifesta con iniziative quali: Camminaitalia e Trenotrekking, può incidere particolarmente quando rivolge la sua attenzione ai ragazzi - che sono il futuro - sia con le attività dell'Alpinismo Giovanile sia con le iniziative del Servizio Scuola: un Protocollo d'intesa con il Ministero della Pubblica Istruzione che dal 1996 opera per la formazione di insegnanti e scolaresche con progetti ampi destinati a creare dei cambiamenti e a mantenere legami culturali, a sviluppare coscienze critiche come quella di Alex Huber, guida alpina DAV, con l'autorevolezza che gli viene da una formidabile esperienza alpinistica, con espressioni forti e appassionate ha affermato che un alpinista maturo e consapevole deve saper porre limite all'esasperazione di tecnica e mezzi per il superamento delle difficoltà, per evitare una continua perdita storico-culturale, "su questa strada tra vent'anni non si conoscerà più la tecnica tradizionale di arrampicata" (già qualche compagnia di assicurazione non liquida il premio se l'incidente è relativo all'uso di chiodi tradizionali).
Invita i Club Alpini a prendere posizione, a superare l'immobilismo per tutelare la cultura e l'ambiente, per far si che si trasformi il concetto che la montagna non appartiene a nessun e quindi chiunque può usarla a suo piacimento.
Da questo quadro un po' inquietante una voce positiva viene da Fabio Favaretto, Commissione Tutela Ambiente Montano del Veneto - Friuli-Venezia Giulia, che ha esposto il lavoro svolto a partire dal 1993 dal Gruppo di Autoregolamentazione dell'Arrampicata. Un tavolo e buone intenzioni per affrontare i problemi in maniera costruttiva senza giungere a situazioni di contrapposizione e incomunicabilità tra ambientalisti e arrampicatori come è capitato in alcune zone europee di arrampicata su falesia dove si è giunti a vietare l'accesso totale alle pareti.

E la scienza cosa dice?
Se turismo ed economia in montagna sono inscindibili anche turismo e infrastrutture è un binomio altrettanto inscindibile, il che equivale ad edifici e strade. Franco Mantovani, geologo dell'Università di Ferrara, sostiene che con una seria analisi si possono conoscere tutte le caratteristiche di un versante (tipologia della roccia, rapporto spaziale, in che modo sono disposte, ecc.) ma spesso queste conoscenze scientifiche sono sottovalutate da necessità economiche e politiche, ed ecco spiegati i disastri. Bisogna costruire tenendo conto delle regole della natura, così come non si deve costruire una strada su un versate franoso è altrettanto irresponsabile eseguire dei tombinamenti o costruire ponti con luce inadeguata, trascurare la pulizia agli alvei dei torrenti.
Quanto l'azione umana crei modificazioni all'ambiente è cosa studiata e analizzata dagli scienziati di tutto il mondo, i loro dati vengono aggiornati, tutti noi conosciamo le poco rassicuranti proiezioni sul futuro. Tommaso Anfodillo, ricercatore dell'Università di Padova, studia la vegetazione in relazione alle modificazioni ambientali e climatiche. Lo studio è impostato su domande del tipo: cambierà l'area di una certa specie se la temperatura media si alzerà? come cambierà la composizione di un prato sottoposto ad innevamento artificiale? Ci ha illustrato il metodo di lavoro e i risultati ottenuti, tutto è chiaro, bisogna intervenire subito. Ma sulla sua frase "Però ai politici non interessano le certezze degli scienziati e gli scienziati non possono dare le certezze che interessano ai politici" cadono molte speranze.

Interessante anche lo studio fatto da Nathalie Morelle, consulente di turismo e ambiente - UK, che grazie ad una borsa di studio della CIPRA Internazionale, in due stagioni ha visitato 123 rifugi dell'arco alpino (raggiungibili solo a piedi) tra Nizza e Lubiana. Il rifugio alpino è un avamposto umano inserito in un ambiente fragile e delicato. Una collocazione che innesca molte problematiche di grande attualità: alta frequentazione con trasferimento in quota di abitudini e bisogni cittadini, energia, smaltimento dei rifiuti, approvvigionamenti, uso delle risorse. Ma notevoli sono anche gli aspetti positivi per le opportunità educative che un soggiorno in rifugio può offrire. Molti gestori sono disponibili a vestire anche il ruolo di formatori per sviluppare il giusto contatto con l'ambiente, per farlo conoscere meglio, per far prendere coscienza dei reali bisogni.

Uno degli esempi più tipici di avamposto umano è la Capanna Margherita al Monte Rosa, dove per tre anni si è svolto un progetto guida, condotto da Riccardo Beltramo dell'Università di Torino, da cui trarre molti spunti per l'organizzazione di un rifugio ideale.

Sono stati esposti anche interessanti esempi di tecnica costruttiva di impianti di depurazione per rifugi realizzati in ambienti geologici diversi che determinano anche differenti scelte costruttive. Questi adeguamenti hanno costi altissimi, ma se desideriamo ancora vedere l'aquila volare alta su prati fioriti, vette libere e pulite non devono spaventare ne' l'impegno ne' i costi, ma soprattutto bisogna impegnarsi a rispettare e a chiedere rispetto per questo mondo in cui siamo soltanto degli ospiti di passaggio.

Un grazie al Club Alpino Italiano Alto Adige, ad Alpenverein Sudtirol e a Dachverband fur Natur und Umweltshutz in Tirol per la splendida organizzazione coronata dall'escursione conclusiva di sabato che ha portato i partecipanti, provenienti da tutta Italia, ad ammirare le splendide forme delle Odle, in uno scenario di aria tersa e prati in fiore.

Maria Grazia Brusegan