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16 Dicembre 2016 - Il Patrimonio Geologico del Gran Sasso - Monti della Laga16 Dicembre 2016 - Il Patrimonio Geologico del Gran Sasso - Monti della Laga

Si è tenuto oggi a Teramo, presso la  Sala meeting Miami - Hotel Sporting, un workshop sul patrimonio geologico del Parco dal titolo:  Il Patrimonio Geologico del Gran Sasso - Monti della Laga: un bene culturale naturale da conservare e valorizzare.

Ha dato avvio ai lavori Tommaso Navarra, Presidente del Parco, che ha anche dato il benvenuto ai relatori e al pubblico presente in sala. Sono intervenuti inoltre Enrica Salvatore, Presidente della Fondazione Tercas, e Leo Adamoli, Coordinatore della Sezione di Geologia Ambientale della Società Geologica Italiana.

Gli autorevoli relatori hanno portato all'attenzione degli intervenuti l'esperienze dei Geoparchi Globali dell'Unesco e illustrato la realtà geologica del territorio del Parco:

Aniello Aloia  (Coordinatore Comitato Nazionale Geoparchi Globali UNESCO)
Luigi Bloise  (Geopark manager del Parco Nazionale del Pollino) - La Rete Globale dei Geoparchi UNESCO: esempi di modelli di gestione di un geoparco
Leo Adamoli (Coordinatore Sezione Geologia Ambientale della Società Geologica Italiana)- Geositi e Geomorfositi del Parco Nazionale Gran Sasso - Monti della Laga
Sergio Rusi  (Dipartimento InGeo  - Università "G. d'Annunzio" Chieti-Pescara) - Proposta di Idrogeositi nel Parco Nazionale Gran Sasso - Monti della Laga
Silvano Agostini  (Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio dell'Abruzzo). - Geoarcheositi del Parco Nazionale Gran Sasso - Monti della Laga
Ha coordinato il dibattito e chiuso i lavori il Direttore Ente Parco Domenico Nicoletti.

Di seguito l'intervento del Presidente del Parco Tommaso Navarra:

Il nostro territorio e la Comunità Identitaria che lo anima presenta matrici di eccezionale valore naturalistico, ambientale e culturale.
Abbiamo quindi vitale necessità:

di acquisire la migliore conoscenza possibile del nostro patrimonio ambientale;
di sviluppare una altra strategia di visione che dia concreta funzione di utilità sociale allo stesso patrimonio.
Sintetizzando: conoscere per crescere.

Conoscenza e crescita nell'ambito di una strategia programmatica ben precisa: A.P.E.:  Appennino Parco d'Europa.
In questa cornice, il vasto territorio montano del Parco ed in particolare il massiccio carbonatico del Gran Sasso d'Italia, è particolarmente ricco di spiccate peculiarità geologiche, geomorfologiche, idrogeologiche di alto valore scientifico e di sicuro richiamo, anche turistico, per il loro straordinario impatto scenico.
Si tratta di beni a carattere geologico, paleontologico, geomorfologico ed idrogeologico di inestimabile valore e di elevata potenzialità economica, che fino ad oggi non hanno trovato ambiti specifici di conoscenza e valorizzazione e che invece meritano un'attenta azione di tutela, promozione e valorizzazione anche attraverso l'inserimento nei più vasti circuiti del turismo culturale (Geoturismo).
L'iniziativa, che qui teniamo oggi a battesimo, è allora funzionale ad  ottenere:

l'ammissione, per tutto il territorio dell'area protetta, nella rete europea e globale dei Geoparchi;
con l'obiettivo ambizioso che il Geoparco Gran Sasso – Monti della Laga venga dichiarato dall'Unesco Patrimonio dell'Umanità.
Allo stato attuale 10 sono i Geoparchi riconosciuti in Italia, e tutti sono stati dichiarati dall'Unesco, il 17 novembre 2015, Patrimonio dell'Umanità.
L'inclusione del Parco Nazionale Gran Sasso – Monti della Laga nella Rete Europea e Globale dei Geoparchi costituirebbe, con il patrocinio dell'Unesco, non solo una importante occasione per diffondere la "cultura geologica", scambiare informazioni ed esperienze, progettare iniziative di collaborazione ed ottenere maggiore visibilità nazionale ed internazionale, ma anche una sorta di certificazione di qualità, attestando l'esistenza di standard qualitativi elevati e di una strategia che integra la conservazione del Patrimonio Geologico con lo sviluppo socio-economico del territorio del Parco.
Noi ci candidiamo al Futuro. A rappresentare il Futuro Possibile.
Ad esprimere un modello di vita  alto ed altro che consenta all'uomo ed alla sua vita di tornare in simbiosi con un vivere naturale.  
Se sul nostro territorio vi erano e vi sono peculiarità geologiche, geomorfologiche, idrogeologiche assolute e se queste vi erano e vi sono insieme a virtuosi cicli bionaturali in equilibrio, noi abbiamo un solo compito:

conoscere, studiare, trasmettere alle future generazioni il patrimonio identitario che abbiamo avuto in dono.
Sapendo, però, che non si è "naturalmente" eredi, nell'identità ereditaria non vale nessun automatismo tanto più quello del post hoc, propter ergo hoc.
Erede, come ci insegna la filosofia moderna, sarà solo colui che riconosce in sé, come costitutivo del proprio sé, la relazione con il padre:  colui che all'inizio avverte la propria mancanza, la propria solitudine.
L'Heres latino ha la stessa radice del greco Keros, che significa deserto, spoglio, mancante. Ecco, per essere eredi bisogna saper attraversare tutto il lutto per la propria radicale mancanza.
Soltanto facendo capire alle nuove generazioni quello che la nostra generazione ha ereditato ed ha oggi quasi del tutto perso, avranno ancora un senso (e, soprattutto, un futuro) i nostri Parchi.
Buon lavoro.
Tommaso Navarra

Citiamo la conclusione dell'intervento del geologo Leo Adamoli, Coordinatore Sezione Geologia Ambientale della Società Geologica Italiana.

- La tutela del patrimonio Geologico e l'organizzazione dei Geositi in una "rete"  che si snoda lungo sentieri escursionistici e percorsi stradali, magari includendo, laddove possibile, siti archeologici e storico-artistici, può determinare un aumento del "potenziale d'attrazione" del territorio del Parco, favorendo sia nuovi afflussi turistici (geoturismo) e quindi nuove possibilità di crescita economica sia lo sviluppo di una "coscienza geologica".
Quest'ultima si rivela essenziale in quanto contribuirebbe a rendere la collettività più consapevole dei processi naturali, consentirebbe cioè di percepire l'ambiente fisico non come qualcosa di statico, immutabile nel tempo, un bene ineusaribile da poter utilizzare senza condizioni, ma come il prodotto di una storia geologica passata, ancora in evoluzione, che occorre conoscere se si vuole operare correttamente nell'ambiente senza interferire con le dinamiche naturali con le quali bisogna imparare a convivere.-

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