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No allo smembramento del Parco Nazionale dello StelvioNo allo smembramento del Parco Nazionale dello Stelvio

Il Club Alpino Italiano con altre 12 associazioni ambientaliste lancia un appello affinché la Commissione paritetica non approvi lo schema di Norma di attuazione che porta alla creazione di due parchi naturali provinciali e un parco regionale.

Domani, mercoledì 10 dicembre 2014 a Roma la Commissione paritetica - detta dei Dodici - dovrà decidere sul futuro assetto del Parco Nazionale dello Stelvio e per questo 13 associazioni di tutela ambientale - CAI, CIPRA Italia, ENPA, FAI, Italia Nostra, Legambiente, LIPU, Mountain Wilderness, PAN – EPPAA, SAT, Federazione ProNatura, TCI, WWF Italia - chiedono alla commissione di NON APPROVARE questo schema di Norma di attuazione relativa alla “delega di funzioni amministrative statali concernenti il Parco Nazionale dello Stelvio” esercitate dalle Province autonome di Trento e Bolzano.
 
Così come concepita e scritta, la Norma non avvia un serio e auspicabile progetto di riforma dell'attuale assetto istituzionale, giuridico, organizzativo e funzionale del Parco, ma ne conferma di fatto la “liquidazione”. Dalle ceneri del Parco Nazionale nasceranno due parchi naturali provinciali e un parco regionale, con autonome strutture di gestione, separati Piani e regolamenti, normative distinte e con un Comitato di coordinamento dalla natura ibrida e politica privo di competenze qualificate (tecnico-scientifiche) e di conseguenza incapace di svolgere con autorevolezza e forza i compiti di “coordinamento e di indirizzo” previsti dall’articolo 3, comma 4.
 
Lo stesso Ufficio legislativo del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, con il suo parere del 28 luglio 2014, ha ribadito le criticità della Norma, confermando il parere negativo in merito allo schema in esame già espresso il 26 giugno 2014.
Un Piano parco e relativo regolamento “approvati dalle Province, per la parte di rispettiva competenza territoriale” ( articolo 3, comma 3), è inaccettabile e non coerente con l'indirizzo comunitario promosso dalla Convenzione delle Alpi e in contraddizione con un'altra affermazione contenuta nello stesso comma, dove si parla di “armonia (…) con la disciplina dell'Unione europea relativa alla Rete ecologica Natura 2000”.
 
Limiti assai gravi risultano inoltre la mancanza di una “Direzione scientifica unitaria e autorevole” – richiesta anche dalla Cabina di regia delle aree protette e dei ghiacciai della Provincia autonoma di Trento il 10 febbraio 2011; di un Presidente/ legale rappresentante del Parco; l'assenza di riferimenti alla costruzione di una “rete di riserve” di valenza internazionale con le aree protette confinanti, passaggio questo che contrasta con le linee politiche assunte in questi ultimi anni dall’Unione Europea che invitano all'istituzione di corridoi ecologici anche di profilo transnazionale e la conferma della “deresponsabilizzazione”, anche finanziaria, della Regione Lombardia nella futura gestione dell’area protetta (compito assunto in modo sostanziale dalle due Province autonome).
 
Eppure il 18 marzo 2014 Il Consiglio della Regione Lombardia aveva approvato all’unanimità (51 i consiglieri presenti) una mozione (deliberazione n. X/339) sul futuro assetto del Parco Nazionale dello Stelvio che, tra le altre cose, impegnava la Giunta regionale a:

sostenere nelle sedi opportune l’importanza di una pianificazione unitaria e del ruolo del “Comitato di coordinamento” con compiti di indirizzo e pianificazione, oltre che del mantenimento della presenza della governance aperta agli amministratori locali, alle associazioni e alla loro funzione di garanzia e partecipazione, come previsto dalla legge quadro 394/1991 sulla aree protette”;
 “a condividere le intenzioni di Regione Lombardia in merito al futuro assetto del Parco Nazionale dello Stelvio con il Consiglio regionale in un dibattito aperto e a estendere il confronto anche alle realtà associative, istituzionali e politiche interessate”.
 
Il 7 maggio 2014 una delegazione delle Associazioni e della SAT (Società degli Alpinisti Tridentini) in occasione dell’audizione in Commissione paritetica, aveva già illustrato ai 12 componenti le numerose criticità contenute nello schema di norma e aveva formulato ben 11 proposte di modifica. Il testo della Norma adottato a maggio ha sì incluso alcuni suggerimenti proposti dalle associazioni, ma nell’impianto complessivo non garantisce la configurazione unitaria del Parco, né la sua classificazione di area protetta nazionale.
 
Comunicato congiunto Associazioni ambientaliste